Cesare Berlingeri XI Biennale Il Cairo – Dic. 2008

Berlingeri XI Biennale del Cairo Dic. 08
Alla presenza del Ministro egiziano della cultura Farok Hosny, si è inaugurata l’XI edizione della Biennale internazionale d’arte del Cairo, commissario generale lo scultore Ehab El Laban, che ha curato la selezione degli artisti. Il titolo della manifestazione “The other”, è già indice di una vocazione al confronto e allo scambio culturale. Gli ideatori dell’evento, tra cui il presidente Mohseen Shaalan, commentano che: “The other is no other but myself ”, sembra essere il segnale di un sentire proprio delle èlite intellettuali e artistiche, che si accende ora all’ombra delle piramidi. Il manifesto, infatti, recita: “…noi crediamo nell’altro, nel dialogo come occasione per la costruzione di un ponte tra diverse culture… Grazie anche alla collaborazione e all’interessamento di Carmine Siniscalco, siamo particolarmente felici che, a rappresentare l’Italia, ci sia, assieme a Gilberto Di Stazio, Flavia Mantovan, Alessandra Porfidia e Franca Sonnino, il maestro Cesare Berlingeri, che in collaborazione con la Galleria De Nisi, presenta:Ventotto avvolti tra nero e rosso. Appositamente pensata per l’evento, l’installazione si compone di trenta opere, che coprono una superficie di cm 337×193, in alcune delle colorazioni care all’artista e proprie della bandiera egiziana: bianco, rosso e nero. Dopo le esposizioni n ei musei d’arte contemporanea di San Paolo del Brasile e Salvador de Bahia, e il successo riscontrato a Pechino dove le opere sono in mostra fino a febbraio, l’artista inventore della “pittura piegata” si impone, anche in questa occasione, per la particolarità e l’originalità del suo sentire. Si tratta di un modus che dona la libertà totale, la libertà di poter immaginare, per esempio, tutto quello che può essere celato dentro le pieghe di una tela. Perché se l’arte è arte, allora anche la fantasia è fantasia, e la libertà donata (o conquistata) consiste nello svolgere il filo di un pensiero, di un’idea, fin dove la nostra coscienza artistica ci può portare. Ed è proprio questa libertà di pensare e di sentire che ha permesso a Berlingeri di reinventare un quadro, compiendo un viaggio come una sorta di rito di passaggio, dal quale il quadro stesso, come forma pittorica, rinasce come purificato, nuovo. Vedere l’installazione provoca emozioni inaspettate in chi già conosce Berlingeri. Questa esplosione, questo grande spazio puntellato di veli sigillati, questo big bang di pianeti avvolti, oltre a donarsi di un effetto di maestosità e di mistero, se da un lato producono in chi osserva effetti di straniamento, di perdita di punti di riferimento per la mancanza di forme certe e di motivi noti, dall’altro donano una sensazione rassicurante. Inoltre, la dolcezza che vibra intorno all’installazione è generata anche dalle forme morbide delle tele che si piegano e ripiegano, avvolgono, contengono, proteggono; ora morbidamente ribelli alle leggi gravitazionali, ora limpidamente lisce, in un pulito eco minimale, segni grafici che giocano a rincorrersi in uno spazio alterato, come pixel in bianco e nero di uno schermo disconnesso. Si tratta dell’immediato riferimento alla nuova filosofia nascente a cavallo del millennio, che fonda le sue radici nella convergenza tra i nuovi sogni e i misteri della fisica pre e post einsteniana e il miraggio della “teoria elegante” del cosmo. E allora vi è l’accettazione della teoria della piegatura dello spazio, della coesistenza di diversi piani, di dimensioni plurime, con il superamento della stessa con la scoperta della superstringa come entità fondante della materia. Gli avvolti paiono proprio delle membrane, piegate su se stesse che celano il mistero della vita e portano impresse sulla superficie, come un simbolo ancestrale, il segno in tutto simile e forse simboleggiante delle “superstringhe” bosoniche. Per questo si può e si deve parlare di pura armonia, perché per molti aspetti si tratta di un’opera totale perfettamente compiuta, come dimostra il titolo dominato dalla preposizione “tra”. In questo lavoro quindi, si avvolgono di tela, lo ying e lo yang. Ma attenzione: non dimentichiamo che siamo in Egitto, dove il mistero del passato travolge, come la dolce onda del Nilo che esonda, i sensi di chiunque entri in questa terra. Ed è facile sentirsi come un ricercatore ottocentesco. Sbarco, e come inebriato da quest’atmosfera che unisce, come nelle migliori favole di Hidayo Myazaki, fantascienza e ambientazione ottocentesca, dai caffè in stile coloniale mi trovo teletrasportato di fronte a tele piegate che inaspettatamente si trasmutano in bende. Ventotto avvolti che ricordano, in modo non rappresentativo, bensì evocativo, proprio le bende che in antichità celavano corpi e anime, pronti a compiere il famoso viaggio, sacro alla divinità Horus, scortati, fino alla soglia della luce, dal terribile dio Ra, sotto lo sguardo infuocato del potente Anubi. Ma tutto è reale, i ventotto avvolti stanno lì, tra il rosso e il nero. Una piramide sta al suo segreto come una mummia sta alla sua luce nascosta. Una mummia sta alla sua luce nascosta come un avvolto del maestro sta al segreto del suo cuore che, con cura, cela e avvolge in una tela dipinta. Berlingeri diventa qui, oggi, un Gran Maestro, un sacerdote intento a trattare la tela come materia sacra, come stoffa divina, destinata a cingere e proteggere un mistero, una luce, un segreto. Le singole opere riprenderanno la strada del ritorno, chiuse come erano, in grandi casse di legno. Le ho viste e sono del tutto uguali a quelle usate dagli archeologi dell’800 per trasportare tutti i reperti che ritrovavano la luce, a costo di lunghi e faticosi scavi. Nulla di più compiuto poteva essere realizzato da Berlingeri nella Sacra terra d’Egitto.

CESARE BERLINGERI E DANTE DE NISI  IL CAIRO - DIC. 2008

CESARE BERLINGERI E DANTE DE NISI IL CAIRO – DIC. 2008

XI Biennale del Cairo

XI Biennale del Cairo

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cm. 337 x 193 - Tecnica mista su tela  Ventotto avvolti tra nero e rosso, 2008

cm. 337 x 193 – Tecnica mista su tela Ventotto avvolti tra nero e rosso, 2008

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