Cesare Berlingeri Museo Mastroianni – Set. 2013

COMUNICATO STAMPA

Cesare Berlingeri : “Piegare il colore” Museo Civico di Marino (21 set. – 11 ott. 2013), in collaborazione con : Deniarte Gallerie De Nisi

Marino rinnova l’appuntamento con la grande arte contemporanea.

E’ da poco calato il sipario sulla bella mostra di Mark Kostabi (27 giugno – 21 luglio) e già, presso il Museo Civico di Marino (ex convento di S. Lucia) si appronta una nuova grande esposizione di valenza internazionale.
Testimonianza di come questa nuova amministrazione comunale stia tenendo fede ai dichiarati intenti di una particolare e speciale attenzione per l’arte contemporanea, ecco che tornano di scena, alle porte di casa nostra, le tele di Berlingeri.
In poco più di un anno il Maestro inventore della tela piegata, ha compiuto il giro del globo.
Dalle fortunate rassegne in Cina ( Italian shape BERLINGERI, ANNIART A-16 798 Factory, Pechino) alle celebrate personali nei più importanti musei d’arte moderna e contemporanea in Brasile (Museu de Arte Moderna da Bahia, a cura di A. Coelho e C. Fioravante. Museu de Arte Moderna Rio de Janeiro a cura di A. Coelho e C. Fioravante.) , Cesare Berlingeri ha riscosso un universale successo, non ultime le partecipazioni all’XI Biennale del Cairo (dic. 2008), e la bella mostra a Porto Cervo per Vecchiato Art Galleries, (dal 20/06 al10/09).
La mostra, “ Piegare il colore” organizzata in collaborazione con la Deniarte, sarà allestita all’interno dell’ ex convento di S. Lucia ora sede del Museo Civico di Marino. Un contesto davvero speciale se si pensa che l’edificio risale addirittura al XII secolo e l’occasione nella quale questa mostra viene proposta è di quelle indimenticabili. Il Maestro, riprendendo un’immagine dell’uva in chiave seicentesca, quasi a rappresentare una incisione sulle sue tele, ne ha celebrato la grandezza realizzando una bella opera, simbolo e manifesto della celeberrima Sagra dell’ uva di Marino.
Se c’è un tempio dove il vino perde la sua aurea sacrale fatta di alta enologia, di stelline michelin , e scende per la strada in una dimensione umana e quotidiana, beh, questo tempio e’ proprio Marino. La perla dei Castelli Romani. Patria ispiratrice di mille stornelli, parte inalienabile della cultura italica.
E se al vino si ispirarono finanche i primi poeti a noi noti in assoluto i Lirici : Archiloco, Pindaro, Saffo passando poi in un filo ininterrotto per , Giovenale, Boccaccio, Baudlaire , Belli, solo per citarne alcuni, il vino è cosa seria!
E lo è ben più di quanto si pensi, se è parte in causa del dogma della transustanziazione, ovvero la trasformazione del vino in sangue di Cristo nel rito della Comunione, vero nucleo attorno al quale è celebrata la messa.
Poco da scherzare quindi… o forse no?

Ma vuoi per la semplice bellezza, vuoi per il grande carico di speculazione estetica e filosofica, ogni esposizione dedicata al Maestro diventa un’irripetibile testimonianza artistica.
Le sue opere appaiono radicalmente diverse da una pittura tradizionale. Nelle sue opere infatti è la materia stessa nella sua totalità che si trasforma : “ Sicuramente il mio lavoro sfiora la scultura,” ci dice, “ è al limite tra pittura e scultura, però è proprio questo limite che mi interessa molto perché rompe l’idea tradizionale: quadro-finestra.”
” Molti critici hanno associato il mio lavoro a quello degli artisti concettuali ma , secondo me, i processi tecnici e creativi sono molto diversi.. Io lavoro con cose materiali, quello che precede il mio lavoro non è un’idea. Esso inizia sempre con la manipolazione e la combinazione della materia. Non penso di avere a che fare con le idee ma con i desideri. La fatica arriva allo sfinimento fisico ma è proprio in questo stato che raggiungo la dimensione del sogno. L’arte diffida dei discorsi, il mondo delle parole è un mondo dubbio.”

Daniele De Nisi

Intervista A Cesare Berlingeri di Daniele De Nisi

DOM.
1) – Caro Cesare,
ogni qualvolta mi trovo a riflettere sulla tua arte, accade che per ogni domanda alla quale trovo una risposta, se ne presentano alle mente sempre di nuove. Ma questo, è il destino dell’arte , che rimanda, in un gioco di echi ed assonanze, ad alte armonie, a miraggi universali.
Oggi vorrei chiederti qual’ è il rapporto tra ordine e disordine che regola le tue opere. In fisica esiste l’entropia, una costante “S” , che indica la quantità di disordine esistente in un sistema, teorico e reale. Gia’ Rudolf Arnheim in “Entropia e arte”, si era interrogato su taluni aspetti legati al linguaggio artistico, un linguaggio che travalica l’ordine semiotico proprio della comunicazione tradizionale e veicola il messaggio attraverso canali privi di ordine nelle forme e nella sostanza. Ma l’entropia e’ una misura, o meglio “la misura” del disordine, presente nell’universo. Una costante matematica che ha a che fare col dionisiaco. Questo valore in realtà, in quanto esseri umani, fatti di ragione e non-ragione, di materia e non-materia, ci interessa e ci e’ molto più vicino di quanto non si possa pensare. E proprio nell’arte mi pare che questo aspetto assuma un forma davvero speciale e diventi intellegibile trasparendo quasi come una cartina tornasole. Ebbene quando affondi le mani e gli avambracci nel colore e pieghi le tue grandi tele in che momento ti fermi, quando avverti che il tuo movimento demiurgico di fare e disfare di regolare ordine e disordine deve fermarsi. In poche parole quando avverti di aver raggiunto un equilibrio? E perché in alcune tue opere regna un certa sensazione di ordine mentre in altre le pieghe assumono forme più disordinate ( ad es. “pane”, 1993, olio e pigmento su tela piegata, cm. 33×26)? Per dirla scherzando: il tuo umore e’ la costante “S” nascosta nelle tue opere?

RISP.
“Qualunque cosa la mente umana si trovi a dover comprendere, l’ordine ne è una indispensabile condizione” con queste parole si apre il saggio di Arnheim, da te citato.
Una sua riflessione sulla conoscenza e la comunicabilità tra linguaggi e codici diversi lo porta ad affermare : “ il massimo di ordine viene trasmesso con il massimo disordine.” E’ proprio ridiscutendo sul concetto di ordine e disordine che si arriva alla conclusione sull’impossibilita di poter prevedere o imbrigliare l’arte.
Può darsi che nel mio lavoro ci sia una costante S ma ciò non è voluto. L’arte è il luogo della totalità, delle trasformazioni, il luogo dove accade l’evento, dove nessuna previsione è possibile. Il lavoro che nasce sotto i miei occhi, fatto con le mie mani è una specie di gioco sacro , un rito utile, un sacrificio che compio per avvicinarmi, un po’ di più, all’armonia dell’universo: la salvezza dell’opera è la sintesi che, di solito, arriva dopo ore di intenso e ostinato lavoro. Dura un breve lasso di tempo. Poco più di un istante ed è un vero attimo di eternità. Adopero la materia ed il colore seguendo percorsi incomprensibili e, per questo, affascinanti.
Il caos delle forme e degli impasti è come una temporanea perdita di identità, identità che ricompongo a fatica, realizzando un Cosmos, ordinato si, ma che non dimentica la voragine caotica che lo ha generato.
Le forme, i colori e i ritmi possono essere tutto o niente: frammenti di un sogno, schegge salvate dal caos dell’esistenza. Forse, sono un modo speciale per raccontare qualcosa o, forse, sono la testimonianza di una malattia e della sua cura. So solo di aver raggiunto l’equilibrio quando se ne va il mal di pancia!

DOM.
2) – Vi e’ una certa sensualità intrinseca nelle tue opere, un’associazione inconscia che fa pensare al contatto tra tessuto e nuda pelle o che rimanda come già ebbi a dire alla notte. Una volta poi, in occasione della mostra E.V.A, a proposito delle tue opere “corpo rosso” e ” corpo nero”, parlammo di una certa ricerca legata alle forme ma anche alla cavità, all’orifizio, alla sensualità anatomica. Come riesci a trasmetterla nelle tue opere e come si struttura questa ricerca?

RISP.
L’arte ha sempre celebrato la sensualità, l’eros ed il sesso. L’occhio sensuale dell’artista è antico quanto il mondo. La storia dell’arte universale e di conseguenza tutte le culture sono insite di sensualità e di eros. Nei miei lavori la sensualità è evidente, dall’uso della materia alle forme che rimandano ai corpi umani pieni di orifizi, attraverso i quali il corpo comunica la sensualità, la morbidezza e la rotondità. Sono convinto che un’opera senza sensualità è un lavoro senza vita. Là dove la sensualità e l’Eros si manifestano, accade il miracolo delle passioni, delle trasgressioni. I loro appetiti sono grandi ed imprevedibili. Eros e sensualità sono il motore del mondo che agisce sui desideri e sulle passioni. L’arte non può fare a meno di tutto questo perché è la stessa sostanza di cui si nutre.

DOM.
3) -Le tue opere appaiono radicalmente diverse da una pittura tradizionale: Mi spiego: nella pittura o nella scultura vi è la trasformazione per aggiunta (pittura) o per sottrazione ( scultura). Nelle tue opere è la materia stessa nella sua totalità che si trasforma. Una sorta di rito iniziatico nel quale la materia passa attraverso un processo che la rende al mondo nuova, trasformata, purificata. Ed a ben vedere le lunghe fasi di preparazione che precedono l’atto creativo in se stesso ed il lungo lasso di tempo che trascorre prima che l’opera sia effettivamente compiuta, ricalcano le varie fasi tipiche del rito iniziatico e codificate in qualsiasi trattato di sociologia. Che effetto ti fa creare a tal punto un’opera, trasmutare in modo così forte la materia? Ed effettivamente, senza svelarci troppi segreti come avviene la creazione delle tue opere? So che è molto faticoso anche da un punto di vista fisico.

RISP.
Sicuramente il mio lavoro sfiora la scultura, è al limite tra pittura e scultura, però è proprio questo limite che mi interessa molto perché rompe l’idea tradizionale: quadro/finestra.
I dipinti si avvolgono su se stessi, fino a divenire essi stessi lo spazio, come nuvole di colore o come abisso nel vuoto. Tra certe parti visibili e altre invisibili si instaura il ritmo dell’apparizione e del segreto: una linea di galleggiamento dell’immaginario.
Le lunghe fasi di preparazione e la scelta delle materie da usare sono già un atto creativo. Molti critici hanno associato il mio lavoro a quello degli artisti concettuali ma , secondo me, i processi tecnici e creativi sono molto diversi.. Io lavoro con cose materiali, quello che precede il mio lavoro non è un’idea. Esso inizia sempre con la manipolazione e la combinazione della materia. Non penso di avere a che fare con le idee ma con i desideri. La fatica arriva allo sfinimento fisico ma è proprio in questo stato che raggiungo la dimensione del sogno. L’arte diffida dei discorsi, il mondo delle parole è un mondo dubbio.

DOM.
4) – Sono rimasto affascinato dal tuo studio, un antico palazzo in un paese della Piana di Gioia Tauro. Ti senti condizionato dall’ambiente? Ritieni di poter eseguire le tue opere anche in altri ambienti? (Previo naturalmente il grande spazio che queste realizzazioni necessitano).

RISP.
Il luogo che ti circonda quando lavori è importante per molti aspetti: per lo spazio, la luce, gli odori, la natura, l’architettura, l’atmosfera. Ma, tutto questo non basta. Il difficile per un’artista è trovare un luogo che gli permetta di riflettere se stesso e dare, quindi, corpo alla propria visione e ossessione. L’arte è un’apparizione che può essere vista solo da chi crede che il miracolo possa accadere,e, il miracolo può accadere ovunque ti trovi.

Tecnica mista su tela piegata - cm. 66 x 56

Tecnica mista su tela piegata – cm. 66 x 56

Tecnica mista su tela piegata - cm. 47 x 43

Tecnica mista su tela piegata – cm. 47 x 43