Forma1 Accardi Dorazio Perilli Turcato – Feb. 2013

Comunicato stampa

Caserta.
Dal 2 febbraio all’8 marzo, La Galleria De Nisi propone, presso la sede di via Botticelli 43, una importante mostra dedicata agli artisti di “Forma1”: Accardi, Dorazio, Perilli e Turcato.
In concomitanza con la ricorrenza dei sessant’anni dalla pubblicazione del manifesto programmatico del Gruppo la direzione artistica intende omaggiare,
inoltre, gli ottant’anni del maestro Achille Perilli.
A partire dalle opere di quest’ultimo, tra le quali spicca il bellissimo “Cuore del
quadrato” (olio su tela, cm.120 x 120.) esposto alla mostra Biennale di Venezia del 1968, fino ad arrivare alle ultime opere di Accardi, la mostra accompagna il visitatore attraverso alcuni dei momenti più significativi della vita artistica di questi Maestri.
Si avrà quindi, il piacere di ammirare una imperdibile rassegna di accattivanti opere: una rara carta dell’Accardi datata 62, una selezione di labirinti di
Dorazio, un imponente “cangiante” di Turcato degli anni ’70, sono solo alcune delle opere messe a disposizione dalla Galleria.

La Galleria De Nisi (Roma-Caserta) è lieta di invitare tutti i collezionisti ed appassionati al vernissage d’inaugurazione che si terrà sabato 21 aprile alle ore 18,30 in via Botticelli 43.
La mostra è accompagnata dal catalogo a cura di Daniele De Nisi.

Forma Uno

Nella Roma del primissimo dopoguerra, quella Roma “Città aperta” cantata da Rossellini, c’è un Gruppo di Artisti che scalpita.
Scalpita poiché insofferente verso quella pittura, realista e psicologica, che in quegli anni, grazie all’opera ed all’insegnamento di Guttuso, viveva il proprio periodo di maggior fulgore.
Scalpita perché è alla ricerca di nuovi modelli a cui ispirarsi e con cui confrontarsi.
Dopo gli anni del ventennio, anela ad un respiro internazionale, ad un confronto d’oltralpe, ad una misurazione con le Avanguardie russe ed europee.
Questo Gruppo di Artisti, formato da Carla Accardi, Piero Dorazio, Achille Perilli e Giulio Turcato, ma anche Ugo Attardi, Pietro Consagra, Mimmo Guerrini e Antonio Sanfilippo, darà vita ad un importante dibattito sulle scelte estetiche; un confronto che vedrà contrapporsi ai fautori di un’arte figurativa e di impegno civile i sostenitori di un’arte astratta.
Gli Artisti, uniti da una medesima visione dell’arte come esperienza totalmente libera e da un comune sentire che individua nell’arte il vettore privilegiato per la promozione di istanza sociali, sono tutti, anche nella vita, impegnati politicamente.
Si schierano in prima fila, chi nel Partito Comunista, chi tra i trotzkisti, chi ancora tra i socialisti.
Basandosi sul principio di indipendenza ed autonomia dell’artista, il Gruppo si pone come obiettivo a lunga distanza quello di una trasformazione intima e totale dell’individuo e della società, prendendo le distanza sia dall’Arte ereditata dal “Novecento”, sia da qualsiasi ingerenza politica imposta dall’alto.
E’ forte il desiderio di ridare all’arte la libertà che merita.
Quando, anche l’allora segretario del P.C.I., Palmiro Togliatti, si inserì nel dibattito e, una volta condannato senza mezzi termini l’Astrattismo, si schierò a favore del Realismo Sociale; il Gruppo, per quanto non perfettamente coeso, si preparò per la discesa in campo.
Il 15 marzo del 1947 fondò un mensile, il nome della rivista sarà: “Forma”.
Una ed una sola saranno le pubblicazioni della rivista ed uno solo sarà anche il Manifesto programmatico del Gruppo.
Di qui il nome di Gruppo “Forma” o “Forma 1”.
Il Manifesto troverà sede proprio all’interno di questa pubblicazione.
Leggiamone il testo:

I) In arte esiste soltanto la realtà tradizionale e inventiva della forma pura;
II) Riconosciamo nel formalismo l’unico mezzo per sottrarci ad influenze decadenti, psicologiche, espressionistiche;
III) Il quadro, la scultura, presentano come mezzi di espressione: il colore, il disegno, le masse plastiche e come forme un’armonia di forme pure;
IV) La forma è mezzo e fine; il quadro deve poter servire anche come complemento decorativo di una parete nuda, la scultura anche come arredamento di una stanza; il fine dell’opera d’arte è l’utilità, la bellezza armoniosa, la non pesantezza;
V) Nel nostro lavoro adoperiamo le forme della realtà oggettiva come mezzi per giungere a forme astratte oggettive, ci interessa la forma del limone, e non il limone.

Dichiaratamente “Formalisti e Marxisti”, i giovani Artisti, confermano il loro impegno in campo politico e sociale, ma, di concerto, rivendicano una libertà di scelta sulle modalità linguistiche, ed eleggono l’astrazione come linguaggio principe dei loro contenuti.
Da questo momento in poi, la convinzione che il linguaggio astratto sia la bandiera di una libertà espressiva andrà consolidandosi negli anni.
Se si eccettua il posteriore ritorno al figurativo di Attardi e l’abbandono della pittura da parte di altri elementi del Gruppo, lo studio del segno e della forma, si imporrà come un sigillo nella poetica di questi autori.
Sostenuti da una poetica ideologica fondata sul raggiungimento di una vera libertà dell’immaginario, hanno la possibilità di viaggiare molto ed entrare in contatto con l’ambiente artistico della maggiori capitali europee.
I numerosi ed importanti contatti con Praga e Parigi, rappresenteranno una significativa possibilità di crescita del tutto consumata e maturata.
Tanto che i diversi tratti del cromatismo giocoso di Turcato finiranno per tintinnare come echi misteriosi, avvicinando le sue opere al lavoro di Matisse e dei Fauves.
Ma in linea più generale, tutto il movimento presenta assonanze e richiami sotterranei, con il Cubismo di Braque e Picasso.
Lo straordinario talento e slancio artistico di questo Maestri, però, avrà anche occhi attenti a fare propria la lezione del Futurismo italiano sdoganandolo e rivalutandone diversi aspetti.
Di qui, la riscoperta del contemporaneo e dimenticato Balla, gli stretti legami con Prampolini e Severini e la comune ammirazione per la pittura astratta di Magnelli.
Sia in Italia che all’Estero si moltiplicano le iniziative e le collaborazioni.
Dorazio, durante tutti gli anni sessanta, frequenterà molto gli Stati Uniti dove prenderà poi la residenza. Ordinato professore presso l’Università della Pensylvania, dirigerà il Dipartimento della Pittura e Scultura.
Perilli, negli anni cinquanta, fonderà, insieme allo stesso Dorazio, la rivista “Arti Visive”, e organizzerà la “Fondazione Origine”.
Per lui il non essere “in linea”, lo sfuggire a qualsiasi costrizione di sistema, diventa anche esperienza pittorica concreta.
Ma, è sempre nell’ottica di un percorso diretto all’affermazione della libertà dell’immaginario artistico come premessa ad ogni futura libertà sociale, che si può trovare un segno comune in grado di offrire una reale chiave di lettura di queste opere.
Il risultato di questo sofferto e coerente studio e di queste ispirate intuizioni sono sotto i nostri occhi.
Le forme pure dell’Accardi, i segni incantatori di Dorazio, i cromatismi magici di Turcato e le pulite geometrie di Perilli che sperimentano e creano spazi nuovi nella tela, suonano vibranti emozioni che ammaliano lo sguardo.

Daniele De Nisi

PERILLI 1967 olio su tela - cm. 120 x 120

PERILLI 1967 olio su tela – cm. 120 x 120

TURCATO 1970 olio su tela - cm. 100 x 70

TURCATO 1970 olio su tela – cm. 100 x 70

ACCARDI 1991 vinilico su tela - cm. 30 x 40

ACCARDI 1991 vinilico su tela – cm. 30 x 40