Alberto Sughi – Ott. 2002

“Personale”
Dal 05 ottobre al 05 novembre ’02

Alberto Sughi e la solitudine dell’individuo di Carlo Roberto Sciascia L’oggetto d’indagine di Alberto Sughi è la realtà quotidiana, quella di tutti i giorni, vista al bar o per strada, in un locale raffinato o in casa; è la gente comune, quella di tutti i giorni, che si incontra e si guarda distrattamente, superficialmente, senza porre alcuna attenzione, ma che si strugge nel suo intimo mondo personale.

È la società, la città che pulsa di vita e di angosce ad attrarre la sua attenzione; ed in essa è pronto a cogliere il senso delle sue trasformazioni, l’evoluzione degli stessi caratteri distintivi che ne caratterizzano i connotati.
Sughi usa un filtro, soffuso di inquietudine, in quel suo ricercare l’essenza dell’uomo; il suo incedere è una riflessione amara anche sui sentimenti, determinanti un segno rapido e deciso e cromatismi delicatamente evanescenti che indicano percorsi interiori della psiche. Sommessamente Sughi delinea bozzetti intensi, ove fissa impressioni in un’analisi approfondita e più intima; ne risulta un realismo garbato e discreto che accenna alle problematiche esistenziali, senza rumore. L’occhio dell’artista non raccoglie, però, le impressioni mediante un procedimento analitico, focalizzandosi di volta in volta su un particolare, ma carpisce l’atmosfera, l’ambiente, la situazione vissuta dai/l personaggi/io.
Alberto Sughi riflette sul senso stesso della vita, su quello che potremmo definire l’immersione dell’io nella società, quindi volge l’interesse sul rapporto tra individuo e collettività; ne risultano ritratti di personaggi chiusi nella concretezza, interiormente un po’ tristi ma, forse, soltanto ben chiusi nella loro intimità.
È una pittura caratterizzata da un realismo penetrante e facinoroso che, pur risentendo di una certa influenza di derivazione baconiana, si sviluppa in forma autonoma ed originale; le scene propongono la desolazione della vita borghese, sono animate da personaggi in meditazione di fronte alle realtà circostanti ove tutto è enigmatico ed è giocato tra gli argentini attraversamenti della interiorità e la luminosità dell’ambiente.

La dissoluzione del soggetto con le sue caratteristiche dominanti si attua nella contrapposizione con il fondo mistico dalle implicazioni falsamente superficiali; quest’ultimo, infatti, dopo aver riflesso le angosce dell’uomo, ne riesce quasi a fagocitare la sua essenza sconsolata e fondamentalmente abbattuta, ponendo tutto in rapporto con i moti individuali dell’animo.

L’intensità dell’impatto visivo va ben oltre il semplice effetto ottico, ma si trasforma in acuta sensazione fisica, percepita intimamente come tensione o, forse, come liberazione mentale dall’ansietà nell’intensa consapevolezza di sé e di situazione esistenziali sconosciute o addirittura estranee, vissute con intensa energia su trame sovrapposte.

Per Alberto Sughi l’arte diventa tramite tra il soggetto e la società, tra i dati sensoriali e mentali e quelli reali in una ricerca di particolari effetti di sensibilizzazione percettiva in grado di focalizzare l’attenzione su elementi dalla fitta tessitura che suscitano suggestioni inedite. La sensazione risultante si avvicina molto alla creazione di analogie visive esprimenti emozione o, più esattamente, riferentisi a stati d’animo molto particolari. Posto privilegiato in queste colte riflessioni intellettuali ha il senso di tensione emotiva che evoca profonde meditazioni ed intensi effetti istintivi; il tutto condito con malinconia, senso di solitudine, tristezza, distacco totale.

Figure al caffè, tempera - cm. 50 x 70

Figure al caffè, tempera – cm. 50 x 70

Al Caffè, tempera - cm. 35 x 50

Al Caffè, tempera – cm. 35 x 50

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