Franz Borghese – Ott. 2003

“Rosso Borghese”
Dal 04 ottobre al 25 ottobre ’03

Caro Franz,
mi sembra doveroso, dopo tanto parlare di “Arte” e della “tua pittura”, acclarare quello che è il mio pensiero sull’uomo – pittore, ma, e soprattutto sull’amico. Va da sé che, questo modesto scritto, verrà pubblicato solo dopo il tuo “imprimatur” e pertanto, ci assumeremo le conseguenze anche per quanto riguarda il titolo “Rosso Borghese”, da me concepito e da te avallato.

Ogni artista ha un suo mondo da esprimere. Un mondo che si forma in lui dall’osservazione della realtà, dal suo temperamento, dalle sue fantasie, dalle sue ansie e patimenti, da quel che accetta e da quel respinge, da ciò che muove in lui odio e amore.

Il tuo mondo è sereno.

D’una serenità ironica e surreale che illumina tutte le tue opere. Da queste si è rapiti e ci si sorprende d’essere stati coinvolti e costretti, con fare introspettivo a riconoscerci in qualcuna di esse. Le tue rappresentazioni sono figurative – ironico – lessicale e, traspare chiaramente, che la realtà che vogliono rappresentare è spettacolarizzata. I tuoi personaggi, questa umanità, è li pronta ad agire per riprendere a vivere autoderidendosi e le campiture “Rosso Borghese” conferiscono a questi personaggi un aspetto scultoreo ed ai loro gesti, una sacrale solennità.
La penetrazione dei personaggi è assoluta, nessuno è riuscito più e meglio di te, a cogliere profondamente l’animo degli stessi ed a meglio rappresentarli.
Da qui “Il funambolo”, “Il fumatore”, “Il mammista” e “Il ritardatario”. Personaggi antropomorfi che la vita quotidiana ci offre. Concretezze oggettive, punto di confluenza di tanta moralità che, per effetto dei tuoi Rossi trapassati dai Marroni o Grigi, conoscono talune situazioni di malinconici affetti pregni di un’ironica sostanza terrena: “Suicida per amore”, “La dichiarazione”, “Il dolore”, “L’arresto”… Prima di essere un pittore, conoscitore di tutti i segreti del mestiere, sei un fortissimo disegnatore. Ricordi, ne parlavamo l’altro giorno a Capalbio. Hai sempre la penna in mano, il disegno non è per te un gioco della mano, anche se rapido ed istintivo, è un’esercitazione della mente, un modo di capire, quindi di vivere. Forse da qui nasce l’esigenza – piacere di disegnare l’opera sulla tela da te stesso preparata. E’ l’anima dell’opera, che sin dal concepimento è Rossa! Ami il tuo mestiere, e come tutti coloro che ci sanno fare, conosci astuzie e segreti, inventi le sottigliezze, e sono queste che fanno la differenza. Perché Rosso Borghese? Il tuo non ha un cromatismo usuale, così come lo era il “Bleu – Klein” ed il “Verde – Hooker”… E’ vivo e creando dei volumi unici, affascina ed attrae l’attenzione. Potrei fare un blando riferimento all’imperativo razionalistico della pittura tonale romana di Scipione e Mafai prima, di Attardi poi… Ma il tuo è di nuova invenzione, è unico, è Borghese! Così, come a mio avviso, a torto si parla, di tue certe tendenze formali, che niente hanno da spartire con Grosz o Maccari. A differenza dei più, mi piacerebbe azzardare piuttosto, un parallelismo divergente con Mario Sironi. Quest’ultimo dipingeva figure con immagini dilatate, scorci di edifici illuminati da un sole che non riusciva a penetrarli, montagne scure. Nella sua grandiosità, i suoi dipinti sono sottilmente tristi; più li osservi, più si trasformano in piacevoli incubi di color griglio – marrone. Tuttavia nel riferimento a Sironi, è come un immagine speculare, è come vedere l’altra faccia della luna…Rossa, d’un Rosso – Borghese, l’altra di un Grigio – Sironi. I tuoi edifici, pur con le finestre piccole e vuote, sono luminosi anche se complementari nella composizione.
I tuoi personaggi, dilatati nelle forme, sono pur sempre presenti e vitali. Le tue rare rappresentazioni paesaggistiche, sono vive e solari. Non sarai forse da associare per antitesi al Maestro del ‘900 italiano? In ultimo, nel tuo studio zeppo di storia, cultura e cimeli, ad opera ultimata ti rifuggi nella stanzetta attigua per la “stesura finale” e quando, dopo un po’ torni con il quadro; riappare il tuo sorrisetto sardonico.

Sei compiaciuto per l’ultimo nato; ed io condivido.
Riconosco l’opera, ma vedo nella stessa una luce nuova, diversa, come se la stessa fosse stata oggetto d’una ulteriore elaborazione. Devo ammetterlo, è impreziosita da un’ alchimia che tu riesci a condurre e ridurre diabolicamente a spazio colore. Non è un inganno ottico; bisogna precisarlo subito. Forme e superfici pure, sequenze nette in cui le linee procedono con spinta vigorosa, abolizione del chiaroscuro accademico, tutti i personaggi sono immobili e fantasticamente in movimento.

Ho una profonda ammirazione per te.
Tutto ciò premesso, e nella speranza d’essere stato esauriente e chiaro, anche se il mio pensiero non è condivisibile, conto nella tua clemenza ed amicizia.
Il tuo amico Dante

Il Bolide rosso, olio su tela - cm. 75 x 100

Il Bolide rosso, olio su tela – cm. 75 x 100

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