Mario Schifano – Mag. 2004

“SettantaPerSettanta”
Dal 29 maggio al 26 giugno ’04

Vogliate considerare il presente catalogo un omaggio a Mario Schifano nel settantesimo anniversario dalla sua nascita. Potrebbe sembrare riduttivo presentare solo 70 fotografie, ma vi assicuro che è esattamente il contrario.
Detta raccolta è il frutto di un’attenta e meticolosa ricerca, oltre ad essere un assemblaggio a soggetto, per rendere più leggibile ed organica l’esposizione in corso.
Perché le foto?
Come ebbi occasione di esplicitare nel precedente catalogo “Gli Artisti di Piazza del Popolo”, ritengo che sia determinante per un pittore poter tradurre nel minor tempo possibile il proprio pensiero in un’opera finita; così che nella sua realizzazione c’è un vero rapporto tra intelletto ed operosità.
Netta e lucida trasposizione di quanto vuole realizzare, pur nella sua ampia gestualità. Per Schifano dipingere le foto era come un passatempo, lo faceva tutti i giorni nei momenti di tranquillità, diceva che quello era il lavoro di super qualità, e quale miglior omaggio se non cogliere l’aspetto ludico e spontaneo del suo amato lavoro?
Estrapolava di tutto: paesaggi, nudi, personaggi, animali etc. Alcuni suoi quadri importanti nascono proprio da un’immagine fotografica, Schifano non aveva la necessità di uscire per vedere e poi dipingere, bastava la televisione collegata con una parabola motorizzata per avere tutto il mondo a portata d’occhio.

Detto questo, la foto è la sintesi di una scelta voluta che, supportata dall’intervento pittorico, perde la sua intrinseca staticità. Le foto di per sé immobili e statiche, assurgono a nuova vita modificando e sublimando il soggetto attraverso i sapienti interventi del Maestro; tant’è che oltre alle predette opere, successivamente trasferì le immagini su tele emulsionate estraniandole dal contesto narrativo.

E’ uno spaccato del variegato percorso pittorico laddove agli inizi degli anni ’70, trovandosi negli USA per la progettazione del film “Laboratorio umano”, cominciò a fotografare lo schermo televisivo con Polaroid o con normali fotografie, su alcune di queste interveniva in modo pittorico (tecnica mista su fotografia). Il carattere ossessivo, mediatico – televisivo rapisce anche l‘autore, infatti quando lavorava, era contornato da diversi video accesi in simultanea e sintonizzati sul mondo. E’ ancora un’altra dimostrazione di quanto Schifano abbia operato a trecentosessantagradi, a tutto tondo, inventando e scoprendo sempre nuove tecniche espressive. La mia ipotesi è che se fosse nato negli States sicuramente Schifano avrebbe avuto maggior fortuna di Warhol, che in definitiva non ha inventato tali e tante situazioni artistiche, bensì è stato ben supportato da un valore mediatico. Nel 1992 al Palazzo delle Esposizioni di Roma, in occasione della Quadriennale, espose per la prima volta una grande selezione di fotografie con interventi pittorici.

Mario Schifano nasce ad Homs – Libia, nel 1934.

L’Artista esordisce sul finire degli anni ’50 nell’ambito dell’informale materico; pennellate continue su carta incollata su tela con riferimento a Manzoni, Klein ed al suprematismo di Malevich con i suoi quadrati. E’ del ’59 la sua prima personale; poi nella collettiva del 1960 con Angeli, Festa, Lo Savio ed Uncini, presentò a Roma i suoi primi monocromi. Nel ’62 il suo primo viaggio in America ed espone a New York. Schifano si muove all’interno della rappresentazione monocromatica, carta povera su tela, che assume sempre maggior forza espressiva, da lui definiti “segni d’energia”. In riferimento, ed in contrapposizione, al Mao Thse Tung di Warholiana memoria, Schifano elabora e rappresenta nei primi anni ’60, le manifestazioni studentesche con i suoi cortei sinistrorsi.

Nel ’64 ed a seguire nel ’78, ’82, ’84 e ’86, partecipa alla Biennale di Venezia. Schifano individua nell’arte uno strumento di conoscenza e di presa di coscienza della realtà, di testimonianza e di militanza del momento storico in cui vive.

La sua opera è’ la semplificazione formale del contenuto dove immagini di metafisica provenienza, giocano di fatto, parti che non dovrebbero loro competere. Ammiriamo così delle opere contenenti la modernità della sintesi coloristica, ottenuta più per temperamento emotivo che per ragionamento analitico, direbbe Baudelaire.
Infatti la quantità dei dettagli, nelle superfici diventa effetto di massa cromatico, avendo ben compreso, che la pittura per essere moderna, deve essere un avvenimento coloristico variato all’infinito. Uno sguardo retrospettivo alla sua produzione, conferma il valore poetico di questa variazione, in cui c’è sempre qualcosa che avanza e dilaga e poi si ritrae ma per ricomparire in maniera sempre più mutevole.

Suoi principali cicli: i paesaggi anemici, futurismo rivisitato, compagni, stelle, gigli d’acqua, emulsioni su tela…
Rispecchiandosi nell’arte, Schifano ha raccontato se stesso, dipingendo più per temperamento che per ragionamento, ha trattato la pittura in maniera irrealistica, l’ha evocata come puro materiale dell’arte che dischiude alla luce spaziale la bellezza dei colori, quasi creando il colore della luce.

Viene a mancare a Roma il 25 gennaio 1998.
Dante De Nisi

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