AUBERTIN e TAMBURRO – Ott. 2011

La mostra presso la Galleria De Nisi Deniarte verrà inaugurata in data 8 ottobre e si protrarrà fino all’11  novembre 2011. Importante esposizione di due Maestri dell’arte contemporanea: Aubertin, grande Maestro francese di levatura internazionale ed il più giovane Tamburro, dopo l’acclarato riconoscimento nazionale risulta anch’esso essere proiettato verso una meta più ambita. La mostra composta è da 20 opere e quelle di Tamburro sono state realizzate per l’evento. Due Maestri, due stili, due pitture, un unico risultato che sbalordirà il collezionista. Galleria De Nisi Deniarte Via Mazzocci, 14 S. Maria Capua Vetere (CE) info 06 3232868 – 3351296969
Bernard Aubertin è nato nel 1934 a Fontenay-aux-Roses, in Francia. Attualmente vive e lavora a Reutlingen, in Germania. Intorno al 1951 comincia l’apprendistato alla Scuola d’Arte Decorativa. Folgorante è l’incontro con Yves Klein nel 1957.
Sono dell’anno successivo, le sue prime quattro tavole monocrome rosse.
questo colore è spontaneo, impulsivo e lo libera da ogni manipolazione cromatica del disegno, del grafismo Nel 1961 partecipa al gruppo ZERO ed entra in contatto anche con Piero Manzoni e Lucio Fontana. Parallelamente ai monocromi nel 1961 realizza i suoi primi tableaux feu (quadri fuoco), e nel 1962 i primi libri bruciati che riprenderà con Livres brûlés et à Brûler (libri bruciati e da bruciare) aggiungendo fiammiferi esplosivi, micce, bastoncini di fulminato, sacchetti di polvere fumogena, ceri, fiammiferi candidi ecc. all’interno di ogni pagina del libro e invitando lo spettatore a bruciare il libro. La sua attività artistica si è svolta principalmente a Parigi, poi a Brest ed è stata costellata da frequenti soggiorni italiani tra gli anni ’70 e gli anni ’90. La sua è una curiosità legata al lavoro del fuoco e al riflesso della fiamma. Dice della sua opera: «Ci sono due colori nella mia opera, quello del fuoco, della caramellizzazione, della cremazione del nero o quello rosso della pittura dei monocromi.» Dai tableaux clous (quadri chiodi) che essendo ricoperti di vernice, rappresentano perfettamente le fiamme; ai tableaux fils de fer (quadri fil di ferro), ai dessin de feu (disegni di fuoco) o ancora i parcours d’allumettes (percorsi di fiammiferi), fino ad arrivare alle performances dei pia La sua opera monocroma recentemente si è sviluppata verso monocromie nere, bianche o oro.
TAMBURRO Marco Tamburro nasce a Perugia nel 1974.Nel 1994 si diploma in architettura e arredamento all’Istituto d’Arte della sua città. Nello stesso anno si trasferisce a Milano dove entra in contatto con l’ambiente artistico milanese e frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera. Della pittura lo affascina la sua grande potenza espressiva che assolve un ruolo fondamentale nel riuscire a tradurre immagini visive in mezzo comunicativo. A Milano inizia la sua prima esperienza pittorica ed espone le proprie opere in alcune gallerie e spazi alternativi della città, legati soprattutto all’ambiente della moda e del design. Tamburro decide di trasferirsi definitivamente a Roma, città che lo attrae da sempre per le sue invidiabili bellezze artistiche e per l’intensa vita metropolitana. A Roma ritrova la sua passione per il teatro, comincia a lavorare con diverse compagnie teatrali, si dedica a tempo pieno alla pittura e nel 1999 si diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma.
La vera e propria formazione artistica di Marco Tamburro avviene a Roma, sia per quel che riguarda il raggiungimento di una completa padronanza pittorica, sia per i riconoscimenti e gli apprezzamenti ricevuti in ambito lavorativo. Qui infatti, si inserisce nel giro di pochi anni nel jet set artistico romano, frequenta importanti critici e galleristi, esponendo in diverse gallerie e partecipando a numerose collettive con giovani artisti emergenti. L’ambiente culturale romano lo eleva ad artista impegnato nel saper raccontare la vita quotidiana: una vita non vissuta, in cui l’uomo comune si lascia trascinare nel vortice dei suoi ritmi incessanti e frenetici, perdendo di vista il tempo che scorre troppo velocemente, senza riuscire a cogliere le piccole cose che lo circondano e che sta vivendo. Questo spiega il ruolo marginale che la figura umana ha nella sua pittura: è una semplice presenza, un ombra, uno spettro consumato dal tempo che insegue incessantemente le traiettorie infinite della città, attraversando lunghe strisce pedonali e salendo in alto a vertiginosi e monumentali grattacieli. L’uomo rimane inevitabilmente schiacciato ed alienato da questo magma che è la metropoli odierna, simbolo della forza del potere ostile e aggressivo che lo sovrasta. Il plauso e il consenso che riceve dal collezionismo e dal mercato dell’arte ha fatto si che gallerie e istituzioni pubbliche si stiano interessando sempre più alla sua opera e la diffondano con mostre di rilievo e pubblicazioni su alcune delle più importanti riviste d’arte italiane. Letterati, critici d’arte ed esponenti del mondo dell’arte come Renato Civello, Gabriele Simongini, Maurizio Sciaccaluga, Barbara Martusciello, Ennio Calabria ed altri, hanno definito l’opera di Marco Tamburro come personale ed efficace nel rappresentare con cinica puntualità l’annullamento dell’identità che sostanziano l’età contemporanea.

Tamburro

Tamburro

Tamburro

Tamburro

Aubertin

Aubertin

Aubertin

Aubertin

Tamburro

Tamburro

Tamburro

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Aubertin

Aubertin

Aubertin

Aubertin